Pasolini legge Poesia in forma di rosa (prima parte)

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Pier Paolo Pasolini legge la sua "Poesia in forma di rosa" (prima parte): Ho sbagliato tutto. Sbagliava, spaurito al microfono, con la prepotente incertezza del brutto, del soave poeta, quel mio omonimo, che ancora ha il mio nome. Si chiamava Egoismo, Passione. Sbagliava, con la sua balbettante bravura, rispondendo a domande di amici o fascisti, Maciste magretto della letteratura. Interlocutori di Teramo o Salerno, di Conselice, o Frosinone o Genova, quello là, che aveva tanta ragione, sbagliava tutto. Sceso giù da Parigi -- una primavera uguale in tutta Europa, mestruo di fango e sole febbrile, o che sui campi (ruggini con viola di prugna velato, e ovali verdi, con in fondo l'ombra della foresta romanza... Watteau, Renoir -- salnitri sotto lo strato di verde, barbarico) il sole di quella primavera spargesse prepotente dolore, o su questi campi: ai piedi di pale d'altare, rosso appenninico e casupole di sottoproletariato latino -- ... io ho sbagliato tutto. Ah, sistema di segni escogitato ridendo, con Leonetti e Calvino, nella solita sosta, nel Nord. Segni per sordomuti, con ideografie una volta per sempre internazionali. Il povero Denka nel fondo del Sudan, con gli altri poveri selvaggi (centoventi dialetti), regga sicuro sulla spalla la lancia come uno sci, alto, sublime verme nudo, nonno o nipote, tra quel disegno mai disegnato (se non dai fanatici razionalisti roussoiani, in Europa) di sicomori e di mogani (che io amo come i più bei monumenti cristiani: sarà il sole, la pace, l'orrore dell'Africa intorno) gonfi e asimmetrici sul verde, sul verde non francese, sul verde non latino, -- sul nuovo verde del mondo, da millenni incarnato nella foresta. State tranquilli, Denka, e voi delle centoventi altre tribù parlanti suoni di ceppi diversi, perché qui con Leonetti e Calvino sistemiamo i sistemi di segni, e buonanotte ai dialetti. Ho sbagliato tutto. Fiumicino, riapparso di tra nuvole di fango, è ancora più vecchio di me. I resti del vecchio Pasolini sui profili dell'Agro... tuguri e ammassi di grattacieli... È una rosa carnale di dolore, con cinque rose incarnate, cancri di rosa nella rosa prima: in principio era il Dolore. Ed eccolo, Uno e Cinquino. La prima rosa seriore significa (ah, una puntura di morfina! aiuto!): Hai sbagliato tutto, brutto, soave! L'idea di aver sbagliato! Io! Capite? Io! Lo smacco, lo scacco... È finita: bestemmiare, suicidarsi, il sole di fiume di Fiumicino vuol dire che sono pieno di sabbia accecante, di limo sbriciolato. Dentro il tassì i petali del cancro, verso la riaffiorata Roma, col vecchio Pasolini macro di sé, sdato, degradato. E, dietro l'errore della questione linguistica, ecco, petalo incarnato su petalo, nella Rosa Cinquina, il Dolore Due: lo «sbaglio di tutta una vita». Basta staccare un petalo e lo vedi. Rosso dove doveva esser bianco, o bianco dove doveva esser giallo, come volete: e questo per tutta una vita, che, per fatalità, consente una SOLA VIA, UNA FORMA SOLA. Come un fiume, che -- nel meraviglioso stupefacente suo essere quel fiume -- contiene il fatale non essere alcun altro fiume. Si dice, nella vita van perse molte occasioni: ma... la Vita ha un'occasione SOLA. Io l'ho perduta tutta. Come può, tutto ciò, non ripercuotersi nel sesso, castrando il figlio fino all'ultima lacrima? E così ecco la Terza Corona del Cancro. Una discesa di barbari alloglotti (il tassì rade argini, l'erba tagliente e cupa, dal cuore delle notti -- misteriose e palustri, di nascenza -- abbandonata a questo sole micidiale), una discesa medioevale, di Goti o Celti. Questo sole che dà emicrania a adolescenti moderni, a universitari, a donne di ceti medi, con rossetti e patenti... intossica anche il barbaro... Ah, egli nel gelo dei praticelli fiorenti riposerà, assorto, forse, in qualche lavoro manuale, non indegno, mai, dell'uomo. Su lui, tacerà, oltre le divisioni dei maggesi -- pagane, con Priapo, cristiane con la croce -- nel comune latino la campana, che mai nei millenni suonò verso le tre del pomeriggio.

Category: Music
Uploaded: July 8th, 2008 @ 3:28 pm
Author: AlphonsineA

Length: 07:08
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Views: 600

Tags: audiopoesie di forma in paolo pasolini pier poesia rosa

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